Violence and suicide…

_mg_5169Per il corso di fotografia che sto seguendo mi è stato chiesto di realizzare qualche scatto sul tema “tutto ciò che divide”…
Le idee che mi son venute in mente sono state diverse, ma quella del suicidio come massima rappresentazione di un qualcosa che divide dalla vita stessa mi ha catturato in modo molto marcato. Ho sentito il bisogno di raccontare questa cosa come se fosse una piccola narrazione di singoli scatti. Mentre pensavo a come realizzareli mi son subito  imposto che fosse importante la forza di ogni singola immagine. Dovevano funzionare comunque indipendentemente dalle altre. Messie assieme dovevano comunque spezzare il ritmo… Come se fossero un singhiozzo…

Fortunatamente una carissima amica si è prestata a questo tipo di esperimento e nonostante fosse un po’ turbata dal genere un po’ “fortino” si è prestata ad ogni mia richiesta! Grandissima! Mi ha trasmesso esattamente quello che cercavo! La sua interpretazione mi è piaciuta tantissimo e spero di realizzare ancora un sacco di scatti con lei!

La sequenza degli scatti parte raccontando una violenza subita. I segni non dicono se si tratta di violenza domestica o di una violenza esterna. Una foto in BN che racconta quasi un fatto di cronaca. Freddo e distaccato nonostante gli occhi dicano tutto.
Le due immagini successive si riappropriano del colore ma virato a colori giallo e verde acidi per enfatizzare l’atmosfera di disagio. Una ricerca di contatto prima ed un’amara rassegnazione poi. La prima molto definita e la seconda meno marcata quasi a far presagire quello che avverà dopo.
Negli scatti successivi il colore torna prepotente ed il fuoco si posiziona sulla mano che tiene un coltello. Nella prima fa intuire la figura che c’è attorno e nel secondo si focalizza sulla mano. La definizione delle parti a fuoco è accentuata per rendere ancor più chiaro ed enfatizzato il gesto. Man mano la forza però inizia ad abbandore il corpo ed il coltello scivol inesorabilmente. Nel terzo scatto le forze abbandonano il corpo e il coltello sfugge dalle dita così come la vita che sta abbandonando il corpo.
Gli scatti finali si spogliano nuovamente del colore per raccontare l’epilogo finale. L’assenza del colore è l’assenza della vita ormai segnata e preannunciata già dal primo scatto. Il nero che scende sul viso accasciato, la mano ormai cadente e la grana grossa che sembra riportare alla mente le fotografie dei fotogiornalisti di un tempo passato sottolineano il senso di solitudine e di abbandono…

Questo set vuole essere una denuncia affinchè non accadano fatti di questo tipo!
La Speranza che nel mondo sparisca ogni forma di violenza!
La Speranza che nessuno più arrivi a rifiutare la vita!

Cliccate qui per vedere il set completo.

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